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Studentessa DAMS in fase di sfogo: impressioni e pippe varie su ciò che è bello in quanto bello e su ciò che è bello in quanto piace (a me, chiaro). Perchè di opinionisti su questa terra non sembra essercene mai abbastanza...

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sabato, 09 settembre 2006

BROKEN FLOWERS, J. Jarmusch, 2005

La sensazione immediata, con l’apparire inaspettato e composto dei titoli di coda proprio quando non ce lo aspetteremmo, è quella di fastidio, e irritato disorientamento. La mancanza di senso, di motivazione che aleggia pericolosamente sul finire del film ha un sapore amaro, scomodo. Ma superato questo primo attonito momento, inizia il gorgoglio dei pensieri, la frenetica e incontrollabile attività di dipanamento della matassa, della ricerca di un messaggio nascosto, sotteso ma palpabile. Broken Flowers è un film fatto di silenzi e di mezzetinte languide e scivolose. Don, il protagonista, è un uomo vuoto, isolato e prigioniero di se stesso, dei suoi occhi inespressivi e persi in un mondo lontano, irraggiungibile. Don è un uomo che ha sbagliato, e se ne rende conto. Il carpe diem di oraziana memoria viene qui messo alla sbarra: fino a che punto è giusto cogliere l’attimo, viverlo fino in fondo senza pensare al domani? Don in questo ha senz’altro esagerato, circondandosi di tante, troppe bellissime donne e non riuscendo a trattenerne nessuna. La loro vita continua, anche senza di lui; le ex amanti che torna a visitare, alla ricerca di un senso alla vita nell’incontro con un ipotetico figlio ventenne mai conosciuto prima, gli rendono palese ed evidente che tutte hanno percorso la propria strada, alcune realizzandosi ed altre no, ma che lui per loro rappresenta ormai solo un ricordo lontano, sbiadito nell’ombra di un senso nuovo dato alla propria esistenza. E Don? Che senso è riuscito a dare alla propria? Nonostante la soddisfacente realizzazione professionale, i soldi, una bella casa e il susseguirsi annoiato di tante donne anonime quanto affascinanti, quel che Don possiede veramente è ben poco. E la macchina da presa di Jarmusch è spietata nel mostrarci questo, continuando a girare e rigirare attorno ad un uomo dallo sguardo spento, avvolto nel più totale e laconico silenzio. E mentre tace, e tenta svogliatamente di ritrovare una motivazione, anche i fiori sul suo camino appassiscono, inesorabili. Tutto si riduce ad una battuta, ad un condensato di filosofia che un Don stanco ci regala al termine del suo viaggio: il passato è passato, il futuro deve ancora venire; tutto ciò che abbiamo, e realmente esiste, è il presente, qui ed ora. Un invito a vivere questo presente riempiendolo di significati autentici, di affetti, di sogni e progetti.

Un film delicato, un film rosa confetto, un film di poche parole suggerite sottovoce, ma irrinunciabili una volta afferrate.

postato da: myfavouritethings alle 21:29 | link | commenti
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