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Studentessa DAMS in fase di sfogo: impressioni e pippe varie su ciò che è bello in quanto bello e su ciò che è bello in quanto piace (a me, chiaro). Perchè di opinionisti su questa terra non sembra essercene mai abbastanza...

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lunedì, 10 ottobre 2005

NON BUSSARE ALLA MIA PORTA, Wim Wenders, 2005

Western moderno, in cui le scazzottate e i duelli non si vivono più nel bel mezzo della prateria o su una piazza sabbiosa al calar del tramonto, ma nel rapporto con se stessi, nel confrontarsi con il proprio passato, le proprie scelte e i propri errori. Assumersi le responsabilità di una vita dissoluta e sconclusionata e crescere quando ormai gli anni cominciano a concretizzarsi su di noi in profonde e taglienti rughe sul volto. Scoprire di avere una famiglia, e tentare di ricostruirla quando ormai sembrerebbe troppo tardi. Affrontare la rabbia, il rancore e l'oblio, comportarsi finalmente da veri uomini: ecco cosa deve fare Howard. Trovare il suo ruolo nella vita reale e smettere di recitare la parte del bello e dannato, quella facile della vita sregolata, dell'attore, della star a cui tutto è concesso. Quando il mondo fasullo del cinema gli rivela sottovoce che il suo tempo è finito, Howard ricorda che esistono anche gli affetti, i valori, il passato che si era tanto facilmente lasciato alle spalle. E tenta, goffamente, di recuperarlo.
Nonostante dal punto di vista narrativo il film sia un po' stiracchiato qua e là, e che spesso ci si perda un po' nel già visto, nelle sensazioni indotte dalla visione che sanno vagamente di stantio, insomma, nonostante ci si trovi più di qualche volta durante le due ore di proiezione del film a ipotizzarne una vena di banalità, la qualità visiva con cui è realizzato, la fotografia, le scelte registiche e il ritmo drammatico abilmente spezzato da qualche trovata più leggera valgono senza dubbio la visione. I campi lunghi regnano sovrani, nella loro inappagabile bellezza: e, a parer mio, sono il punto di forza maggiore del film. Le luci sono estremamente espressive, ben curate, soprattutto quando sono rasenti e delineano con marcata precisione le zone di ombra da quelle di luce, tagliando a fette l'inquadratura e conferendole in alcuni tratti la valenza estetica di opera d'arte. I colori sono saturi, ben accostati, luminosi e pieni di vita. Shepard è un attore di grande esperienza, e si cala perfettamente nella parte che gli è assegnata, rendendo con grande minuzia sia le frustrazioni dell'uomo moderno, dominato dalla colpa e dal senso di inadeguatezza, sia la superficialità dell'attore, apparentemente senza sentimenti, capace solo di fare quello che gli viene ordinato dai sordidi meccanismi economici della produzione, sia, infine, il fiero portamento del cow-boy, che se ne frega francamente di tutto, soddisfatto com'è sul suo cavallo e col suo carico di polvere sui vestiti consumati.
E' il mio primo Wenders, non sono in grado di azzardare confronti con altre opere del regista. Ma provvederò al recupero.

Assolutamente da vedere su grande schermo.

postato da: myfavouritethings alle 15:33 | link | commenti (15)
categorie: cinema

Commenti
#1   10 Ottobre 2005 - 17:29
 
devi vedere million dollar hotel!
utente anonimo

#2   10 Ottobre 2005 - 17:29
 
(ehmm... spnp fedra....)
utente anonimo

#3   10 Ottobre 2005 - 18:52
 
Ok capo, recupererò. Sigh, quanta roba c'è da vedere... e così poco tempo per farlo! dannazione
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#4   11 Ottobre 2005 - 03:52
 
mi raccomando recupera. ché Wenders, oltre ad essere uno dei miei Assolutamente Preferiti, è anche assolutamente imprescindibile. così poi ti aspettano simpatiche disquisizioni con la fintaesperta(la sottoscritta)!
:-)
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#5   11 Ottobre 2005 - 13:37
 
Certo, recupererò. Le disquisizioni mi attirno particolarmente. Che poi mi son ricordata che non è il mio primo Wenders: Buena Vista Social Club non è di certo trascurabile...
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#6   14 Ottobre 2005 - 11:34
 
spero che tu mi possa aiutare
è da un pò che leggo il tuo blog e vedo che sei di vicenza

conosci per caso milena garofalo di caserta? vive a vicenza e lavora presso lo studio feltrinelli


http://blobal.ilcannocchiale.it
utente anonimo

#7   14 Ottobre 2005 - 14:27
 
No, mi spiace, non credo proprio di conoscerla. Ciao ciao
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#8   25 Ottobre 2005 - 15:57
 
Ciò che veramente colpisce in Non bussare alla mia porta è il senso di solitudine dell’uomo davanti ai grandi spazi e il ritratto, allucinante e desolante, della provincia americana: squadrata, silenziosa, sempre simile a se stessa. E ciò che rimarrà nello spettatore all’uscita dalla sala è lo splendore delle immagini viste, un vero prodigio operato dalla fotografia di Franz Lustig che si rifà alla pittura paesaggistica, all’uso sapiente della luce artificiale e naturale (sempre fredda e tagliente), allo spazio quasi metafisico di quel cantore dell’America che fu Edward Hopper (che con i suoi quadri ha enormemente influenzato tanto la fotografia, il cinema, la pop art...).
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#9   25 Ottobre 2005 - 19:03
 
Concordo in pieno con te. Hopper è modello e base che la fotografia di questo film sviluppa e amplifica
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#10   19 Novembre 2005 - 21:42
 
lo farò tra qualche settimana..asolutamente
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#11   03 Dicembre 2005 - 17:50
 
Questo film l'ho visto in lingua originale, nel giorno del mio 45esimo compleannno, a Roma nel cinema di Nanni Moretti, e c'era anche Wim Webders ad un passo da me, che parlò del fatto che da tempo desiderava girare un film con Jessica lange.
Io questo film ovviamente l'ho amato molto.

Un saluto.

Rob.
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#12   26 Dicembre 2005 - 17:22
 
ciau! mi piace questo blog!
tornerò a trovarti di sicuro...
kiki

(se ti va, vieni a trovarmi su:
kiki.ilcannocchiale.it!)
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#13   20 Gennaio 2006 - 10:47
 
non scrivi più? :(
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente happy_when_it_rains

#14   08 Febbraio 2006 - 23:54
 
wè!?
Sei sparita?
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Hawke84

#15   03 Maggio 2006 - 11:54
 
puff..

:(
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Commenti