
Western moderno, in cui le scazzottate e i duelli non si vivono più nel bel mezzo della prateria o su una piazza sabbiosa al calar del tramonto, ma nel rapporto con se stessi, nel confrontarsi con il proprio passato, le proprie scelte e i propri errori. Assumersi le responsabilità di una vita dissoluta e sconclusionata e crescere quando ormai gli anni cominciano a concretizzarsi su di noi in profonde e taglienti rughe sul volto. Scoprire di avere una famiglia, e tentare di ricostruirla quando ormai sembrerebbe troppo tardi. Affrontare la rabbia, il rancore e l'oblio, comportarsi finalmente da veri uomini: ecco cosa deve fare Howard. Trovare il suo ruolo nella vita reale e smettere di recitare la parte del bello e dannato, quella facile della vita sregolata, dell'attore, della star a cui tutto è concesso. Quando il mondo fasullo del cinema gli rivela sottovoce che il suo tempo è finito, Howard ricorda che esistono anche gli affetti, i valori, il passato che si era tanto facilmente lasciato alle spalle. E tenta, goffamente, di recuperarlo.
Nonostante dal punto di vista narrativo il film sia un po' stiracchiato qua e là, e che spesso ci si perda un po' nel già visto, nelle sensazioni indotte dalla visione che sanno vagamente di stantio, insomma, nonostante ci si trovi più di qualche volta durante le due ore di proiezione del film a ipotizzarne una vena di banalità, la qualità visiva con cui è realizzato, la fotografia, le scelte registiche e il ritmo drammatico abilmente spezzato da qualche trovata più leggera valgono senza dubbio la visione. I campi lunghi regnano sovrani, nella loro inappagabile bellezza: e, a parer mio, sono il punto di forza maggiore del film. Le luci sono estremamente espressive, ben curate, soprattutto quando sono rasenti e delineano con marcata precisione le zone di ombra da quelle di luce, tagliando a fette l'inquadratura e conferendole in alcuni tratti la valenza estetica di opera d'arte. I colori sono saturi, ben accostati, luminosi e pieni di vita. Shepard è un attore di grande esperienza, e si cala perfettamente nella parte che gli è assegnata, rendendo con grande minuzia sia le frustrazioni dell'uomo moderno, dominato dalla colpa e dal senso di inadeguatezza, sia la superficialità dell'attore, apparentemente senza sentimenti, capace solo di fare quello che gli viene ordinato dai sordidi meccanismi economici della produzione, sia, infine, il fiero portamento del cow-boy, che se ne frega francamente di tutto, soddisfatto com'è sul suo cavallo e col suo carico di polvere sui vestiti consumati.
E' il mio primo Wenders, non sono in grado di azzardare confronti con altre opere del regista. Ma provvederò al recupero.
Assolutamente da vedere su grande schermo.

