Garden State è uno di quei film semplici, timidi, onesti. E' uno di quei film dove per forza, in qualche punto, ti ritrovi. Uno di quei film dove ridi con sincerità, e qualche volta ti domandi cosa stai facendo, sei sei vivo con tutte le tue paranoie e le tue mille quotidianità o se hai magicamente assunto altra vita, altri luoghi, altre vesti, se sei ancora seduto sulla poltroncina smangiata di un cinemino minore di città o se sei anche tu lì dentro a vivere quella storia che ti sta scorrendo davanti. Sono quei film in cui vorresti piangere, ma un po' te ne vergogni, temendo che quello che ti sta seduto accanto ti giudichi per aver pianto per un film così. Sono quei film che ti accorgi che non sono certo dei capolavori; certo, ci vuole ben altro che un po' di onestà per assurgere a tanto. Ma sono quei film che ti piacciono perchè trasudano passione, e fatica, e grande voglia di fare. Sono quei film in cui il regista, lo sceneggiatore, e l'attore (insomma, il meccanismo attivo che ha mosso la liricità del prodotto che stai osservando) ce l'ha messa tutta, ma proprio tutta per arrivare a te, in ogni dettaglio. E quando ti rendi conto che ce l'ha fatta benissimo, non puoi che esserne complice, e apprezzare in tutto e per tutto il suo lavoro, onesto, sincero, sai già che aspetti il prossimo.
Garden State è un film che parla di crescita, di solitudine, di umana solidarietà. Parla di alienazione, parla di sospensione forzata delle emozioni. Parla di vita vissuta in bozzoli che vengono rotti a 26 anni suonati, parla di epifanie, l'epifania che tutti aspettiamo, e che sappiamo che prima o poi arriverà, che deve arrivare. Perchè bisogna smettere di programmare, che tanto è inutile, e iniziare a vivere. Garden State parla della dolcezza, che troppo spesso viene emarginata, e presa per banale pazzia. Garden State spiega, o tenta di spiegare, come sia importante non temere la realtà che impregna la vita di tutti i giorni. Garden State ci mostra come non è mai tardi per ricominciare, e tanto meno per perdonare. Lo dicono tutti, ma sappiamo benissimo che è l'unica cosa che possiamo fare. E non c'è niente di male in questo.
Garden State è costruito con attenzione: poggia su una colonna sonora che è talmente adatta e ben curata che è in tutto e per tutto inglobata nell'organismo visione. Le trovate comiche sono ben inserite, con gusto e discrezione. E fanno ridere davvero, senza tante storie. I suoi protagonisti parlano un sacco, è vero, forse troppo a volte. Ma del resto, lo facciamo tutti, tutti i giorni. Continuiamo a parlare. Nemmeno in questo c'è nulla di male.
Garden State è un film che fa pensare, sotto sotto, a bassa voce, quasi di nascosto, che nessuno se ne accorga. Ma fa pensare, e in questo, credo, abbia centrato in pieno il suo obbiettivo.
Bravo Braff.
