Finalmente tutto ha un senso. Finalmente l'attesa che per me dura dagli anni dell'infanzia si risolve visivamente in un'esperienza cinematografica di poco più di due ore ma che racchiude in sè il senso di attesa che persisteva da lunghissimo tempo. Da anni fans e non(anti?)fans attendono risposte, e questo Episodio III non ne tace una (dai, ammettetelo, anche voi, nemici della serie, volevate sapere perchè quello lì c'ha quel casco da scemo in testa, o perchè i due gemelli Skywalker siano stati separati alla nascita, o ancora perchè quel nano verde che tutto strano parla sull'isola di paludi e caccole finito sia).
Anello ideale di congiunzione con l'ormai mitica trilogia degli anni '70 (che in ogni caso continuo di granlunga a preferire), questo episodio, sarà per il senso immenso di attesa che lo permeava, sarà per la sua effettiva ricchezza, risulta il più completo e valido della trilogia moderna, ponendosi da spartiacque tra i due diversissimi (e frutto di costante confronto e polemica) cicli cinematografici. Battaglie e narrazione si susseguono a ritmo serrato, alternendo il piacere della visione a quello ancora più appagante della curiosità soddisfatta e sedata. Perchè questa saga ha in sè un valore così assoluto e autoreferenziale che quando ci si trova lì, davanti allo schermo, non si può evitare di essere coinvolti, e di sentirci totalmente parte di questa esperienza grandiosa e totalizzante che è Star Wars nella sua interezza.
Tutto si addensa magmatico e incandescente nell'ultima mezz'ora, quando finalmente le verità si proclamano ai nostri occhi e la soddisfazione di SAPERE e VEDERE esplodono nello spettatore medio che sente in sè il vago profumo dell'onnipotenza dato dalla conoscenza. Epico e drammatico si miscelano così profondamente che non c'è più spazio per nulla, solo per abbandonarsi ad un'emozione che lascia senza respiro fino a quando si tornano (o si arrivano?) a vedere i due bellissimi soli di Tatooine.

