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Naufragando nel magico mondo di Arte, Musica e Spettacolo

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Studentessa DAMS in fase di sfogo: impressioni e pippe varie su ciò che è bello in quanto bello e su ciò che è bello in quanto piace (a me, chiaro). Perchè di opinionisti su questa terra non sembra essercene mai abbastanza...

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lunedì, 02 maggio 2005

DANCER IN THE DARK, Lars Von Trier, 2000

Credo che si potrebbero tranquillamente impiegare ore ed ore prima di riuscire ad esplicitare qualcosa di quanto meno sufficiente ed accettabile su questo film. Si potrebbero versare fiumi di inchiostro, si potrebbe mitragliare la tastiera fino a stancare le dita, e si potrebbe infine parlare, parlare parlare, fino ad essere stanchi di sentire la propria voce. Talmente tanti sono gli stimoli che quest'opera suscita in chi le si avvicina, con occhio critico  e non, che stenderne una sintesi diventa un'operazione piuttosto complessa e che lascia di certo l'amara sensazione di non aver detto tutto, di non essere riusciti a trasmettere abbastanza. So benissimo che sarà così anche per me.
Una caratteristica che non ho potuto fare a meno di notare è come questo film si basi, più o meno volontariamente, sulla dicotomia come struttura portante, sulla contrapposizione/affiancamento di coppie di elementi che sono senza dubbio caratterizzanti. La macrodivisione, quasi aprioristica, su cui si basa il film è la contrapposizione tra il lavoro registico di Lars von Trier e la prestazione, sia attorica che musicale, di Bjork. Su questi due filoni, tanto geniali quanto completamente indipendenti ed autonomi, è costruita l'intera opera, e proprio su questa divisione si dovrebbe basare, a parer mio, ogni possibile apporto critico. Il regista crea la sua arte rispettando (ma a volte anche distruggendo) la sua personale poetica, già affermata nelle realizzazioni precedenti e dichiarata in quel famoso manifesto, Dogma 95, che diventa regola da seguire, punto di riferimento e schema in cui calarsi, o da cui a volte allontanarsi. Una regia che sembra voler tornare alle origini ma che qualche volta si fa pesante, invadente per l'eccessiva forzatura con cui il regista ci impone certe inquadrature, certi primi piani decentrati, certi movimenti di macchina troppo rapidi e violenti.
Per quanto riguarda Bjork, essa si riconferma artista completa e poliedrica, inarrivabile come musicista e invidiabile come attrice. Alle volte sembra quasi che essa abbia ormai raggiunto un così elevato stato di fusione con l'arte, una sua personalissima e ormai inconfondibile forma di linguaggio artistico, che il suo sguardo appare sempre pago, soddisfatto e sornione di un mondo che, meraviglioso, si dispiega solo ai suoi occhi; e questo è quello che succede, in parte, anche alla protagonista del film da lei interpretata.
A livello di struttura interna dell'opera, su un piano più pregnantemente realizzativo, si può osservare la seconda dicotomia su cui è basato il film. La  vita di Selma e di tutto il gruppetto di conoscenti che formano la sua esistenza, la sua storia di donna e di madre si contrappongono ai quadretti di genere, ai momenti musicali, alle coreografie che forano l'oscurità della vita della ragazza. Una sceneggiatura un po' banalotta, che cade spesso, specie nella prima mezz'ora, nei luoghi comuni, nella bassa sfera del melò strappalacrime, con una totale incapacità di coinvolgere ed appassionare lo spettatore, riesce però in seguito a crescere talmente d'intensità da lasciare senza fiato, senza parole ma con un amaro sapore di dolore tra le labbra. Sbiaditi, poco saturi e sabbiosi sono i colori di queste sezioni di film (le più lunghe, in cui gli unici suoni sono quelli diegetici), che vengono però frante dall'intervento della sezione musicale dell'opera. Difficile parlare di musical in una storia di così tanto reale dolore; si può dire piuttosto che questi inserti musicali, in pieno stile Bjork, sono delle parentesi a sè, dei mondi che Selma si crea per evadere da una situazione non certo facile, in cui ritrovare le cromìe e le luminosità che sta perdendo (qui i colori si fanno davvero carichi e splendenti), in cui sentirsi realmente felice grazie alla Musica. A Selma basta un suono, un minimo impulso ritmico, anche il più banale o impensabile (quello metallico e freddo dei macchinari della catena di montaggio, ad esempio) per lanciarsi in un mondo tutto suo, in cui ritrovare se stessa e la gioia di vivere. O per trovare il coraggio di morire, di abbandonarsi in una canzone dettata dal ritmo più intimo che ognuno possiede, nella più piena consapevolezza che essa non sarà l'ultima, se lo si vorrà.
Queste due sezioni che formano il film, realtà/sofferenza e sogno/musica/felicità, sono due nastri distinti che si intrecciano, prima lentamente, e poi ricorrendosi in una spirale sempre più vorticosa che li porterà a legarsi definitivamente nel sacrificio ultimo della protagonista, che diventa unico e vero punto d'incontro tra la squallida realtà e il mondo da sogno che solo grazie al potere di elevazione del suono si può raggiungere.
Un film che si fa attendere, che si basa sull'essenzialità, sul rigore, e sulla successiva rottura di esso, in una struttura complessiva ben equilibrata che non può di certo deludere.

L'amarezza e le lacrime mi son rimaste, il coinvolgimento personale è cresciuto con intensità e passione, il sacrificio e il dolore li ho sentiti dentro di me, quasi fisicamente. Credo che fosse proprio questo che il regista voleva lasciare.
Il mondo da sogno quasi infantile, fantastico, che i suoni sanno ricreare, l'istintività dei ritmi e la grande energia della coreutica sono un'esperienza mistica indescrivibile ma bellissima, a cui ogni uomo può giungere, anche il più semplice, anche con nulla. Solo la propria voce e il ritmo del proprio cuore possono bastare per salvare se stessi. E questo credo fosse quello che voleva lasciarci Bjork.

Bello, davvero.

postato da: myfavouritethings alle 11:43 | link | commenti (19)
categorie: cinema

Commenti
#1   03 Maggio 2005 - 11:25
 
molto bello quello che hai scritto, come l'hai scritto.
il film non l'ho visto, per la semplice ragione che faccio davvero tanta fatica a digerire bjork. lo potrei apprezzare lo stesso?
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#2   03 Maggio 2005 - 11:49
 
Mmmm... Difficile a dirsi. Lei, oltre ad essere Selma, la protagonista, è pesantemente presente anche come Bjork, l'artista/cantante/musicista. La sua presenza si respira costantemente per tutto il film.
Se non la sopporti, sarà per te una prova dura questo film.
Ma io sono del partito "Provare per credere"!
Fammi sapere cos'avrai deciso ;)
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#3   05 Maggio 2005 - 14:38
 
DANCER IN THE DARK
Dopo la parentesi "dogma" di cui, mi pare, è rimasto solo l'uso della macchina da presa a mano,Lars von Trier è tornato, con questo film, a rivisitare il "melò", come già
nell'estenuante "le onde del destino". Ma il suo approccio al genere è diverso
da quello di un Fassbinder, che lo amava e chiedeva consigli al re Douglas Sirk,e anche da quello di Almodovar, che si limita a stracitarlo nei suoi
"pastiches".L'operazione di Von Trier è piuttosto di de-strutturazione del
genere, tenendo tutti gli elementi ma scomposti, come se da una tavola
accuratamente apparecchiata togliessimo di colpo il manto e rimanessero tutte le
vettovaglie rovesciate.In questo panorama il musical non è elemento straniante,ma anzi definisce i momenti drammatici, come nell'Opera italiana di un Verdi o un Donizetti.E così le scene musicali sono le uniche senza macchina a mano,molto movimentate e montate.Tutto questo non ha valenza negativa nel mio giudizio, si tratta infatti di un'opera eccezionale, sin dal suo potente avvio,con lo schermo scuro per 4 minuti,a preannunciare la cecità della protagonista (la brava Bjorg) e forse, del Cinema .La vicenda tragica, poi, ha momenti
davvero toccanti (mai furbi) anche se a qualcuno il cattolicesimo integralista
dell'autore che presenta questa santa Selma martire, potrebbe infastidire.
alessandro

utente anonimo

#4   05 Maggio 2005 - 17:19
 
Caro Alessandro,
tanto di cappello ai tuoi due bellissimi e interessanti "commenti" (io li considero dei veri e propri post! sono recensioni in tutto e per tutto), e grazie di cuore per la visita.
Sono davvero senza parole.
Perchè non apri un blog in cui pubblicare i tuoi scritti?
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#5   05 Maggio 2005 - 17:29
 
Coincidenza, l'ho riguardato per l'ennesima volta ieri sera. Da solo, in camera mia, così da poter piangere senza ritegno dall'inizio alla fine.
freestate
utente anonimo

#6   05 Maggio 2005 - 20:15
 
Come ti capisco!
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#7   05 Maggio 2005 - 21:06
 
Questo è un di quei film che mi ha fatto letteralmente male!
Ha una tale carica sentimentale che praticamente sono stato assorbito dal televisore!
Splendido davvero,a mio giudizio il migliore di Lars Von Trier!
utente anonimo

#8   05 Maggio 2005 - 21:11
 
Noto con piacere di non essere l'unica ad essere stata colpita forte da questo film! Io ho tentato in tutti i modi di tenere le lacrime, ma ad un certo punto, proprio nel momento clou del finale, ho mandato a quel paese la compostezza e son scoppiata. E' stato un pianto intenso, doloroso ma che mi ha dato un vago senso di soddisfazione: è l'unico modo per sciogliere il grumo di dolore e tensione che questo film ti crea dentro.
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#9   06 Maggio 2005 - 13:28
 
Appello ai blogger cinefili: aiutiamo a diffondere "Come prima" di Mirko Locatelli.

Un nuovo modo di distrubuire.
Grazie

http://mipassaperlatesta.splinder.com/post/4707148
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#10   08 Maggio 2005 - 18:44
 
grande, sopratutto quando lei ala fine canta 'my favourite things'............. coincidenza? credo di no.

grazie per aver linkato il mio blog
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#11   29 Maggio 2005 - 14:57
 
io lo trovo un filmetto ricattatorio e malriusciuto, ma capisco il perché e il percome si possa amare. probabilmente non mi ha penetrato, non so. terribile, a mio avviso (ma è bello così, no? avere tante opinioni diverse sulle cose del mondo...)
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#12   29 Maggio 2005 - 14:58
 
e adesso ti linko, che sennò mi scordo di venire qui! (attiva i feed, da brava!) :-)
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#13   29 Maggio 2005 - 18:16
 
Avere tante opinioni diverse sulle cose del mondo è ciò che rende il mondo così bello e simpatico :)
Io questo film l'ho odiato per circa il 70% della sua proiezione (volevo spegnere tutto e maledire quell'instabile di Lars Von Trier), di lì in poi ho cominciato a rivalutarlo, e alla fine mi sono ritrovata a piangere disperata, sentendo dentro vero e proprio dolore (direi quasi dolore palpabile). E quando un film ti colpisce così forte non c'è più nulla da fare.

Per i feed... Aspè che cerco di capire cosa sono e come si fa a metterli e poi provvedo! :)

Ciao!
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#14   29 Maggio 2005 - 22:30
 
A me è piaciuto molto, il finale però ho veramente fatto fatica a passarlo, di una sofferenza veramente devastante. Mi immagino i sorrisetti del regista nel vedere la gente star male di fronte al suo lavoro...
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#15   29 Maggio 2005 - 22:46
 
Ehehe sarebbe proprio perfido a fare una cosa del genere... Mi auguro che non sia così!
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#16   31 Maggio 2005 - 16:31
 
non stento a credere che SIA così.
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#17   31 Maggio 2005 - 18:09
 
Cavolo kekkoz ti sta proprio sulle palle questo film eh? :)
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#18   19 Gennaio 2006 - 20:32
 
Ci sarebbe da parlare per ore di questo film come giustamente tu dici.

Ma anche della figura della donna martira che pervade la filmografia del regista danese. Dalla trilogia del "Cuore d'oro" (delle donne) e cioè, LE ONDE DEL DESTINO, IDIOTI, e appunto DANCER IN THE DARK, ma anche passando ai più recenti DOGVILLE e MANDERLAY della trilogia sugli "USA , terra d'opportunità" (ma forse già DANCER IN THE DARK non è un preambolo alla trilogia USA?). E poi ancora in film come MEDEA.

Donne che muovono perchè si muovono. Donne rese martiri dall'inellutibilità del destino.
Mettere alla gogna la bella Nicole Kidman, farla lavorare con le catene, farla stuprare dall'anonimato sociale etc, sono punti d'arrivo di un climax che cova da molto. Non c'è da meravigliarsi di un simile trattamento del regista verso le figuri femminili, se si ocnsidera l'odio/amore che egli stesso ha provato per sua madre, la quale in punta di morte gli ha confessato l'illeggittimità di un padre ormai defunto da tempo. Non è misogia, beninteso. È una sorta di considerazione sul fatto che concettualmente la figura della donna "muove" i plot, li sviluppa. Si veda a tal esempio anche EUROPA, sempre di Von Trier ovviamente. Che poi le compotenti di difficoltà aggiunte (vedi la cecità, la cittadinanza straniera, le simpatie per il comunismo, etc) abbiamo fatto schizzare alle stelle i valori del melò e di conseguenza l'intensità, beh, di questo non ce n'è da meravigliarsi. Von Trier è un astuto furbetto..

Scusate la divagazione.

Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente redmondb

#19   19 Gennaio 2006 - 20:33
 
scusate, ma non ho riletto, e ci sono un po' di ORRORI ortografici.

alla prosima!

PS: Complimenti per il blog!
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