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Naufragando nel magico mondo di Arte, Musica e Spettacolo

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Studentessa DAMS in fase di sfogo: impressioni e pippe varie su ciò che è bello in quanto bello e su ciò che è bello in quanto piace (a me, chiaro). Perchè di opinionisti su questa terra non sembra essercene mai abbastanza...

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domenica, 17 aprile 2005

MILLION DOLLAR BABY, C. Eastwood, 2004

E così anch'io ho visto "Million Dollar Baby". Con un tanto vergognoso quanto imperdonabile ritardo sui tempi mi sono recata al cinema e ho visto prendere forma davanti ai miei occhi una storia che mi ha colpita tanto forte da lasciarmi attonita, disperata, commossa e del tutto priva di parole. In tutta sincerità non so bene cosa poterne scrivere; già tanto è stato detto, se ne è così tanto parlato che ogni osservazione in più ormai sarebbe insensata e superflua (forse). E allora racconterò le mie sensazioni, in una specie di brainstorm emotivo che dia forma a quel turbine di voci che ho sentito dentro da ieri sera, e per tutta la notte.
Appena uscì il film mi feci immediatamente l'idea che fosse vagamente un capolavoro, me ne resi conto solamente osservando le reazioni di entusiasmo dei più fortunati che in un modo o nell'altro erano riusciti ad andare a vederlo,  quindi mi riufiutai da subito di leggere qualsiasi recensione che lo descrivesse, per evitare di farmi idee e pregiudizi dettati dal gusto di altri; per riuscire ad assaporarne ogni istante per conto mio, in piena e orgogliosa autonomia. Devo dire che ho fatto bene. "Million Dollar Baby" è un'opera che va scoperta tappa per tappa nel suo dispiegarsi, che va incassata come un diritto ben assestato, contro cui è difficile (impossibile) difendersi. E ' un film così umano, così concreto e, direi, fisico, che sembra di essere lì, tra sacchi e guantoni, tra cuoio, corde e gocce di sudore. E' così reale che il rumore delle ossa che si fracassano, l'odore del sangue che cola ti sembrano in sala con te, e a tratti hai la netta sensazione di essere tu a vibrare il colpo, e molto più spesso a riceverlo. Un film che racconta una storia come tante, ma irripetibile nella sua unicità. Che affronta argomenti importanti, fondamentali, su cui è difficile prendere posizione e ancora più arduo è trovare il coraggio e il modo giusto per rappresentarla e proclamarla. La ricerca di un senso di responsabilità umana che si fa necessaria, irrinunciabile, prioritaria su tutto e tutti, perfino su se stessi. La svolta che prendono i fatti ci dimostra il coraggio di Eastwood di affrontare un tema difficile, di andare contro la banalità e la convenzionalità di una storia che poteva essere una come tante per farci vedere qual è il vero volto dell'esistenza, della sofferenza, dell'importanza di non dare mai niente per scontato, senza perbenismi, senza moralismi e ipocrisie. Mi vien da sorridere a pensare a quante volte dentro di me ho pensato mentre assistevo alla proiezione "No dai sta scherzando... Vedrai che adesso si sistema tutto, non può essere così, non può andare così...". Ma invece è proprio così che deve andare; perchè anche se nella boxe tutto è innaturale, tutto va al contrario, è proprio il ring a diventare la più autentica e sincera metafora della vita.

Beh sì, credo sia naturale: ho pianto per questo film.

 

postato da: myfavouritethings alle 13:22 | link | commenti (18)
categorie: cinema

Commenti
#1   17 Aprile 2005 - 14:09
 
ero sicura che ti sarebbe piaciuto...
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#2   17 Aprile 2005 - 14:10
 
(ora però me vuole recensione di jules e jim!!!)
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#3   17 Aprile 2005 - 14:14
 
Ehehe... Ci proverò! :)
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#4   17 Aprile 2005 - 19:52
 
Se vai a leggere gli ultimi commenti nel mio blog, capirai che non sei poi così in ritardo ;)
P.S. condivido quello che hai scritto: mi scopro romanticone...
Ciaoo Rob
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#5   18 Aprile 2005 - 09:13
 
beh, come dire: anche io ho pianto.
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#6   18 Aprile 2005 - 11:56
 
@ happy: mi pare di capire che abbiamo sfoderato il fazzoletto un po' tutti... :)
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#7   20 Aprile 2005 - 15:52
 
A mio avviso il vero capolavoro di CE era Mystic River. Questo l'ho trovato un po' troppo forzato, e quindi non mi ha coinvolto appieno.
freestate
utente anonimo

#8   20 Aprile 2005 - 18:30
 
Mystic River mi manca. Lo recupererò al più presto.

Ciao!
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#9   20 Aprile 2005 - 19:53
 
ok farò outing.(visto che l'ho fatto nolto velatamente sul mio blog). nn è che nn mi sia piaciuto, ma contaminata ormai da tutti i vari pareri e opinioni e premi e prese di posizione, avendolo anch'io visto praticamente 2 settimane fa, devo dire che nn mi ha entusiasmato così tanto. la regia non è a questi livelli eccelsi e ci sono alcuni passaggi nella storia che stonano un po'..è un bel film, che sta in equilibrio e piace, convince, prende in mezzo anche la questione con la chiesa, ma da qui a urlare al capolavoro ho storto un po' il naso.
(odddio l'ho detto. e da ora in poi nn mi leggerà più nessuno. sapevo che nn dovevo dirlo a nessuno..mmh!)
cmq la tua recensione del film questa si mi è piaciuta davvero.è sentita e sincera. brava
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#10   21 Aprile 2005 - 09:35
 
@ Gogo: va beh dai.... ti leggerò comunque... ma solo perchè mi sei simpatica! :)

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#11   21 Aprile 2005 - 15:29
 
(grazie...troppo clemente!!)
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#12   21 Aprile 2005 - 20:36
 
Che ci vuoi fare cara Gogo... sono una persona mooooooolto generosa...

...PUAHAHAHAHAH!!!!! :D
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#13   27 Aprile 2005 - 21:53
 
beh cos'è sta storia, solo perché hai scritto una recensione particolarmente bella adesso speri di campare di rendita?? AL LAVORO!
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#14   27 Aprile 2005 - 23:33
 
Sono in pausa riflessione!
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#15   28 Aprile 2005 - 22:54
 
in realtà stai preparando un post con 10 recensioni insieme, ammettilo. ;)
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#16   28 Aprile 2005 - 23:56
 
Happy lo ammetto, è così. Anche se le recensioni sono 18. E tutte sullo stesso film. Che poi è un corto. Muto.

Sarà un post bellissimo.
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#17   28 Aprile 2005 - 23:57
 
UN POST DA CARTOLINA! :D
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#18   05 Maggio 2005 - 14:45
 
Clint Eastwood si rivelò un regista non comune sin dal suo primo lontano esordio, Brivido nella notte, del 1971. La lunga collaborazione con quel robusto autore che era Don Siegel aveva evidentemente dato i suoi frutti.
Film dopo film E. si affinò sempre di più, pur restando, con i primi lavori, nell’ambito dei film di genere ( gialli, polizieschi, western, perfino una commedia : Breezy) ma passando poi ad opere più complesse come Gunny, il pluripremiato Gli spietati e soprattutto quel Bird, biografia di C.Parker, che sorprese per originalità e vigore
I suoi temi vennero man mano definendosi, il suo stile compatto e asciutto acquistava sempre maggior intensità.Qualche scivolone ( I ponti di Madison Quanty, Debito di sangue) non ha corrotto i suoi migliori anni di maturità artistica.
E arriviamo al coronamento, dopo Mystic River ecco Million dollar baby.Un film che si segue con religiosa attenzione da subito e che culmina in forti emozioni nell’ultima parte.I temi: il peso delle colpe del passato, la paternità, il rimpianto delle occasioni perdute ,l’America degli umili , l’incontro-scontro generazionale, già visto in altri sue pellicole; l’eutanasia ( ma con toni molto umani e non “ a tesi” ) ; l’ironia sulla religione che pretende di fissare dettami uguali e intoccabili per tutti gli esseri umani e il tema del pugilato come metafora della vita , molto ricorrente nel cinema USA ma qui affrontato d a un’angolatura diversa e senza trionfalismi.Ma c'è soprattutto un pessimismo assoluto laddove si mostra il Diavolo che alla fine prevale sempre sul Buon Dio.
I personaggi sono centrati e commoventi. Non solo il protagonista, incarnato dal regista stesso, grande vecchio solo ,tormentato, burbero benefico, malinconico e ironico, ma anche l’amico ( Morgan Freeman), una” presenza” tenerissima che funge anche da narratore , e Margaret ( Hilary Swank) una figura umanissima e straziante sia nel perseguimento ossessivo del suo sogno di gloria che nella sua dolorosa fine, fino a Danger ( J.Baruchel ), quel ragazzo "picchiatello" a cui è affidata una frase nel finale che apre- forse?- un minimo spiraglio nel nero dominante.
Eastwood lavora per sottrazione, il suo stile sempre rigoroso , oggi è ancora piu’essenziale, non si sofferma mai più del dovuto, non concede digressioni inutili, non apre mai parentesi tonde quadre e graffe come usa tanto oggi, risparmia sulla colonna sonora ( poche note ma incisive), mostra situazioni molto scomode con il minimo di parole e inquadrature, e crea un clima perfetto che fa accettare alcune cose che riuscirebbero scontate in altri contesti e mi riferisco per esempio al disegno un pò deja-vu dei parenti terribili di Margaret
Dopo i molti biopic visti recentemente, tutti molto belli ma di cui francamente non ce ne puo’ fregare di meno ( anche perchè è difficile che volino negli alti cieli dell'emblematicità), finalmente ha di nuovo senso andare al cine: questo è un film che , SENZA $ESSERE UN CAPOLAVORO , parla di noi, della nostra anima, di qualcosa che ci riguarda tutti
Alessandro




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