CABARET, B. Fosse, 1972
Riuscitissimo e spettacolare scorcio di quella che deve essere stata la Germania degli anni '30, narra la storia d'amore bizzarra e travolgente tra una giovane star del cabaret americana e uno studente inglese, entrambi alla ricerca di fortuna.
Una storia d'amore che purtroppo non sa reggersi e finisce con il morire a causa dell'incompatibilità di intenti dei due protagonisti, entrambi poco disposti a rinunciare al proprio successo e al proprio mondo, alla realizzazione ed affermazione della propria individualità per l'altro/a. Meritatissimi i premi oscar (ben otto), per un film che brilla di luce propria soprattutto in virtù di una scenografia strepitosa, di musiche e coreografie mozzafiato che ci trascinano di prepotenza in un fumoso locale di Cabaret tra lunghe gambe scoperte, lazzi, sollazzi, cocktail fantasiosi e potenti, alcool a fiumi, sigari, soldi e sesso. Un film che non (s)cade mai nel volgare o nel banale, che ci strizza l'occhietto con eleganza e disinvoltura su miriadi di doppisensi e allusioni al mondo variegato del piacere che troviamo qui caratterizzato in tutta la sua più irrazionale animalità, come strumento di potere e di seduzione non disinteressata. Eccezionale la resa della rappresentazione di ciò che doveva essere un Cabaret, volto oscuro e sordido del mondo dello spettacolo, impregnato di grottesco, di viscerale, di quella indescrivibile risultante che si ottiene scontrando il drammatico con il buffo, il tragico con il comico. La sensazione che permea e caratterizza questo mondo è senza dubbio l'eco di una grassa risata disperata, di uno sghignazzare con il volto contratto in un contorto spasmo di dolore.
Grande interpretazione della Minnelli, che rivela grandiosi doti di cantante/attrice/showgirl (quest'ultimo appellativo inteso nella sua più alta accezione, e non di certo con il significato che gli si dà televisivamente oggi), che dimostra di essere un'attrice strepitosa che sa perfettamente reggere e sostenere autonomamete il peso del film.
Ma il vero gioiello di questo film è di certo il cammeo creato da Joel Grey, maschera che assurge a simbolo ed emblema non solo di questo film ma di tutto il complicato e intrigante mondo dello spettacolo d'intrattenimento cabarettistico.
NEW YOR, NEW YORK, M. Scorsese, 1977
La Seconda Guerra Mondiale giunge al termine, e in America esplodono i festeggiamenti. L'orchestra di Tommy Dorsey suona con un sound inconfondibile e altrettanto irresistibile, la gente balla, beve, si diverte. Uno spaccone con tanto di camicia hawaiana ci prova con una ragazza seduta sola ad un tavolo che ascolta rapita l'orchestra che si sta scatenando. Lui ci prova in tutte le maniere, ma lei non ci sta. Inizia così la storia d'amore tra un sassofonista sregolato (De Niro) e una cantante jazz incredibilmente dotata ma apparentemente incapace di imporsi (Minnelli). Vengono qui ripercorse le tappe tipo della vita dei musicisti jazz degli anni '40/'50 (i riferimenti cinematografici comuni si trovano numerosi con la rappresentazione fatta da Taylor Hackford sulla vita di Ray Charles): il modello tipo del musicista (adroamericano o non) è quello del figliodiputtana/geniodellamusica, che si è fatto da sè, che non deve ringraziare niente e nessuno, che non si prende a cuore nessuno, che organizza la sua vita attraverso una scala di valori che vede sempre e comunque la musica al primo posto, al secondo i soldi e al terzo LE donne, su cui generalmente trionfa la bella e buona ragazza di casa, che merita di essere sposata, ingravidata e successivamente (e ripetutamente) cornificata. Ma dalla quale, alla fine, si torna sempre. Bravo il giovane De Niro a rendere perfettamente questo personaggio, riuscendo anche ad inserire nella sua personalità quel pizzico di coglionaggine che ce lo fa tornare pure simpatico. Ottima la Minnelli che, nonostante sia costretta dal proprio ruolo a rimanere in sordina per tutta la durata del film, riesce a ricreare comunque un magnetismo con lo spettatore che la conferma attrice splendida (è capace di parlare con lo sguardo) e cantante molto dotata. Per fortuna la sceneggiatura ce la restituisce nel suo autentico splendore nel finale del film, permettendole di esplodere nel pieno del successo e della gloria come cantante/attrice, non appena riesce a liberarsi dal giogo del matrimonio con quell'ormai (umanamente) fallito e sconfitto sassofonista. Una storia d'amore sbagliata da cui nasce però un pezzo affascinante e indimenticabile, talmente celebre e amato che è riuscito a superare per fama lo stesso bel film da cui è tratto.
