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Studentessa DAMS in fase di sfogo: impressioni e pippe varie su ciò che è bello in quanto bello e su ciò che è bello in quanto piace (a me, chiaro). Perchè di opinionisti su questa terra non sembra essercene mai abbastanza...

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martedì, 15 febbraio 2005

VALENTIN, A. Agresti, 2002

Impossibile non sorridere e non provare un moto di simpatia di fronte ad un bambino di 9 anni con la parlantina sciolta, i capelli a caschetto e qualche problema di "angolatura" della vista...
Agresti ci dipinge uno scorcio della sua biografia, affidando al giovane Valentin/Rodrigo Noya il compito di interpretare il regista argentino negli anni dell'infanzia (c'è da dire che il baby-attore dimostra di possedere un notevole talento). Una nonna un tempo forte ma ora depressa e malata come unica persona con cui vivere, un padre assente e troppo dedito a cambiare di continuo fidanzata (ma molto probabilmente sono le donne che lo piantano dopo aver scoperto la sua natura burbera, violenta e pecorona), una madre che lo ha abbandonato all'età di tre anni e un vicino di casa bohemien e perdigiorno (ma che rivelerà in seguito ben altra natura) costituiscono il mondo di adulti in cui vive Valentin, bambino chiacchierone (a volte davvero, davvero troppo) con il sogno di un futuro da astronauta e con una realtà che lo costringe a crescere in fretta, ad affrontare alcuni grandi drammi della vita (abbandono, perdita e incomprensione) che lo convincono sempre più che il mondo degli adulti è strano, privo di senso, per cui è meglio risolvere da sè i problemi, e agire in prima persona per procacciarsi la tranquillità di ogni giorno e la speranza di una felicità per il domani.
Tutto questo è trattato con estremo brio e leggerezza, ottenendo come risultato una narrazione che scorre tranquilla e pacata per tutti gli 86 minuti di durata del film. Inizialmente strutturato come un giustapporsi di piccole icone, di quadretti della più schietta quotidianità di una qualunque città argentina (ma anche non) degli anni '60, il film cambia gradualmente tiro, e il tono si fa più drammatico verso la metà della proiezione, quando i fatti cominciano a farsi più contingenti e legati ad un'unica catena di eventi, che riesce a far assumere al film la parvenza di una storia, perdendo la fisionomia della collana di singoli sguardi, di episodi slegati.
Assolutamente fallimentari e inconcludenti i rarissimi richiami alla situazione politica dell'epoca, abbozzati senza reale convinzione e del tutto inutili se presentati in questa veste, considerando oltretutto che si sarebbero potuti tranquillamente evitare visto l'argomento del film.

postato da: myfavouritethings alle 14:51 | link | commenti (6)
categorie: cinema

Commenti
#1   16 Febbraio 2005 - 16:51
 
questo blog sembra fiorire, di giorno in giorno...
brava annina! e bravissima per la recensione di Ferro 3, non ho ancora visto il film e sei la prima persona che è riuscita a farmi pentire profondamente di questo...!
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#2   17 Febbraio 2005 - 00:04
 
Grazie mille Fedra, davvero, grazie di cuore...

Quando avrai visto Ferro 3 dovrai farmi sapere come ti sarà sembrato!
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#3   17 Febbraio 2005 - 16:55
 
questo non l'ho visto, ma ho visto l'ultimo di agresti ed era proprio carino.
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#4   18 Febbraio 2005 - 18:09
 
L'ho visto giorni fa su Sky e anche a me è piaciuto. Certo che mi ha fatto una certa impressione Carmen Maura come "nonna"! Con Almodovar era il simbolo dell'irruenza, della contestazione, dell'anticonformismo... Ciao, leo
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#5   23 Febbraio 2005 - 16:30
 
complimenti, bellissimo blog!:)
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#6   25 Febbraio 2005 - 01:20
 
sfondo nuovo! bello davvero
ma dams anche tu!...ci si ritrova tutti, prima o poi.eh
:-)
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Commenti