Impossibile non sorridere e non provare un moto di simpatia di fronte ad un bambino di 9 anni con la parlantina sciolta, i capelli a caschetto e qualche problema di "angolatura" della vista...
Agresti ci dipinge uno scorcio della sua biografia, affidando al giovane Valentin/Rodrigo Noya il compito di interpretare il regista argentino negli anni dell'infanzia (c'è da dire che il baby-attore dimostra di possedere un notevole talento). Una nonna un tempo forte ma ora depressa e malata come unica persona con cui vivere, un padre assente e troppo dedito a cambiare di continuo fidanzata (ma molto probabilmente sono le donne che lo piantano dopo aver scoperto la sua natura burbera, violenta e pecorona), una madre che lo ha abbandonato all'età di tre anni e un vicino di casa bohemien e perdigiorno (ma che rivelerà in seguito ben altra natura) costituiscono il mondo di adulti in cui vive Valentin, bambino chiacchierone (a volte davvero, davvero troppo) con il sogno di un futuro da astronauta e con una realtà che lo costringe a crescere in fretta, ad affrontare alcuni grandi drammi della vita (abbandono, perdita e incomprensione) che lo convincono sempre più che il mondo degli adulti è strano, privo di senso, per cui è meglio risolvere da sè i problemi, e agire in prima persona per procacciarsi la tranquillità di ogni giorno e la speranza di una felicità per il domani.
Tutto questo è trattato con estremo brio e leggerezza, ottenendo come risultato una narrazione che scorre tranquilla e pacata per tutti gli 86 minuti di durata del film. Inizialmente strutturato come un giustapporsi di piccole icone, di quadretti della più schietta quotidianità di una qualunque città argentina (ma anche non) degli anni '60, il film cambia gradualmente tiro, e il tono si fa più drammatico verso la metà della proiezione, quando i fatti cominciano a farsi più contingenti e legati ad un'unica catena di eventi, che riesce a far assumere al film la parvenza di una storia, perdendo la fisionomia della collana di singoli sguardi, di episodi slegati.
Assolutamente fallimentari e inconcludenti i rarissimi richiami alla situazione politica dell'epoca, abbozzati senza reale convinzione e del tutto inutili se presentati in questa veste, considerando oltretutto che si sarebbero potuti tranquillamente evitare visto l'argomento del film.
