Se pensate che questo sia un film che tratti come soggetto principale il tema dell'omosessualità, uscite dalla sala cinematografica, cambiate canale, estraete il dvd o scaricate qualcos'altro... Perchè qui, il fatto che alla madre di qualcuno possano piacere le donne è solo un pretesto malizioso per parlare d'altro.
Al centro di tutto il racconto infatti non c'è l'oggetto ma bensì il referente della fortunata frase che da titolo al film: Elvira, secondogenita delle tre figlie nate dal matrimonio fallito tra una pianista di successo e un non meglio definito intellettualoide accondiscendente, scialbo e insapore (una specie di babbonatale in borghese, scolorito e triste), si trova vittima di un modo di essere e di una situazione personale e familiare che, sebbene portata in alcuni punti all'eccesso, non può che suscitare simpatia e compassionevole comprensione in chi segue le sue avventure. Tutto questo, all'insegna del sorriso e dell' eleganza di una commedia mai volgare o banalizzata (se non nel finale, che delude abbastanza, una volta che ci si era abituati al tono e al carattere generale del film. Quasi buttato lì, è frettoloso e stupidotto).
Elvira, nevrotica ragazzotta di belle sperenze, molti sogni e zero coraggio ed autostima, trova compimento alla sua insicurezza nella scoperta, durante la festa di compleanno di mamma, dell'omosessualità di quest'ultima, innamorata e convivente con una giovane e talentosa pianista Ceca. E, come se non bastasse, mamma ha pure elargito tutti i suoi risparmi alla bella musicista per pagarle gli studi. Mentre per le sue due sorelle il fatto diventa diventa inacettabile in termini puramente di apparenza e di convenienza (per Jimena) e di soldi (per Sol), per Elvira questa "tragica" scoperta scatena una reazione incontrollata di ansie e frustrazioni che vanno a minare il già precario equilibrio emotivo della ragazza. Aspirante scrittrice incapace di osare e proporsi a qualche editore, è avvolta dalle maglie insidiose e desolanti di una vita condotta tra un lavoro sottopagato e deludente, uno psicologo sporcaccione e, adesso, una madre che rinnega la propria eterosessualità, facendo nascere tempestose paranoie nella mente della figlia "troppo sensibile".
Ma pian piano Elvira ci mostrerà che anche il più "strampalato" degli esseri umani, anche la persona apparentemente più debole e incapace può trovare dentro di sè la forza per affrontare i propri fantasmi e prendere con decisione in mano le redini della propria vita. E che non mi si venga a dire che sia stato in parte merito di quel fantoccio di Miguel: personaggio pessimamente costruito, è un ricettacolo di stereotipi e di banalità. Principe azzurro buono e gentile della situazione, sfoggia continui sorrisi da bambolotto mancato, totalmente privo di verosimiglianza e incapace di convincere chicchessia.
L'avevo detto, no, che non è un film sull'omosessualità?
