A dir la verità lo presagivo nell'aria. Per questo ho aspettato tanto prima di recarmi al cinema a vedere l'ultima fatica cinematografica del trio comico più amato d'Italia. Beh, non che ci volesse molto ad immaginarlo, ma purtroppo sono uscita dalla sala con stampato sulle labbra un sorriso smozzicato che tanto odorava di poca convinzione, che tanto aveva, nell'apparenza e nella sostanza, della pallida ombra di una grassa risata terminata già da un bel po'. Probabilmente qualche anno.
Attenzione, non voglio essere fraintesa: il film è piacevole e divertente, con momenti di comicità uniti a pennellate di umanità condivisa e condivisibile. Ma tutto questo manca di mordente.
Una storia comune (mi verrebbe da dire banale), inserita in un contesto comune (una Milano persa tra taxi, navigli, fastfood, palestre, uffici, traffico, psicanalisti e miniappartamenti piccoloborghesi), interpretata da personaggi che vogliono a tutti i costi essere ancora più comuni. Ma tutto questo non sarebbe nulla, se ci fosse il mordente. Quello che, a mio modesto avviso, più nuoce al film è la standardizzazione delle gag, delle macchiette, di una comicità che sembra sempre ritornare su modelli visti e rivisti. Non che non faccia ridere. Fa solo un po' meno ridere.
Anche i tipi sembrano ormai sulla via della pietrificazione, in un progressivo e apparentemente inarrestabile processo di fossilizzazione delle parti che, seppur infondendo una certa sicurezza e una pacata tranquillità a chi teme i cambiamenti bruschi, iniziano ad essere un po' troppo prevedibili e noiose per quella fetta di umanità che crede che la bellezza della comicità stia soprattutto nell'incessante capacità di stupire e sconvolgere il pubblico con numeri e personaggi innovativi e inaspettati.
Un altro appunto che non posso mancare di fare è a proposito della protagonista femminile: una Cortellesi che, nonostante le prove televisive convincenti, resta sempre un po' in sordina, con la manopola "anch'iosofarridere,etanto" costantemente in posizione low. Nonostante sia il centro gravitazionale del film, non riesce mai ad imporsi sul personaggio Aldogiovanniegiacomo che regna sovrano per tutta la durata della pellicola. Anche lei costretta a subire il processo di congelamento delle parti che coinvolge anche i tre comici (e, assieme a loro, anche i processi, gli eventi e i meccanismi che soggiaciono al processo narrativo), si ritrova relegata ad una funzione (in passato toccata alla Massironi) ormai archetipica: la donna-pretesto, attorno a cui girano le avventure di tre uomini, generalmente amici, o che lo stanno diventando.
Inutile dire che questa prova cinematografica non mi ha convinta più di tanto: è stato come assaggiare una di quelle gommose pizze surgelate, illudendosi - più o meno consapevolmente - fino all'ultimo che possano in qualche modo essere gustose almeno la metà di quanto sembrano dalla foto stampata sulla confezione.
