Che la cantante islandese fosse un meccanismo anomalo, un componente impazzito del music business internazionale lo si sapeva da sempre. Che fosse anche un'artista in piena regola, con uno stile del tutto personale e inconfondibile, capace di toccare vette di alto lirismo ed irraggiungibile espressività era fuori dubbio. Ma lei, Bjork, riesce sempre a lasciare a bocca aperta, a stupire, a colpire duro con la sua musica, con la sua arte.
"Who is it", punta di diamante dell'album Medulla, viene concepito in realtà circa quattro anni prima del'uscita del disco, durante la preparazione dell'album Vespertine. Non ritenuto adatto al clima e allo stile di quell'album, il pezzo subisce una lunga gestazione che lo porterà, dopo varie metamorfosi, a diventare quale lo conosciamo noi tutti oggi.
Ad un inizio a voce sola della cantante (beh, sola per modo di dire visto che costruisce pulitissime e diafane polifonie di voce femminile che sostituiscono in tutto e per tutto gli accordi di un qualsiasi strumento meccanico o elettronico), segue una sezione strofica in cui la voce solista di Bjork è accompagnata da un'armonia di voci corale (spesso sintetizzate, manipolate, utilizzate appunto con la stessa tecnica con cui molti altri gruppi accompagnano il cantante con chitarre, bassi, tastiere ecc.) e l'irresistibile maestria dello human beat-box Rahzel il quale riproduce fedelmente l'accompagnamento ritmico di una batteria. Trionfo delle voci quindi: voce per cantare, voce per accompagnare, voce per riempire e voce per scandire il tempo. Un modello analogo, anche se diametralmente opposto (ovviamente) nello stile e negli intenti, a quello della tradizione di molti culti e di molte religioni (Canto Gregoriano, tradizione Buddista ecc.). Nel canto religioso di alcune culture la voce era considerata l'unico mezzo degno di cantare le lodi alla propria divinità: gli strumenti meccanici erano ritenuti legati al maligno, in quanto frutto dell'ingegno umano e non dell'opera di Dio. La voce è quindi qualcosa di sacro, e lo è anche per Bjork, seppur con motivazioni estremamente diverse. Costruire non solo un pezzo, ma un intero album con l'assoluto predominio della voce e poi lanciarlo sul mercato quale prodotto totalmente commerciale e commercializzabile diventa quindi una scelta coraggiosa, ardita, caratterizzante e (a parer mio) altamente qualificante. Ovviamente non è nelle possibilità di tutti fare una cosa del genere: Bjork la voce ce l'ha, e la sa usare molto bene. In un'epoca in cui viene premiata la capacità di saper armeggiare con più o meno abilità un qualsiasi mezzo elettronico/multimediale/mediatico, scegliere di usare la voce, di usare appieno gli strumenti offerti dalla natura tramite il nostro corpo, diventa una scelta ideologica ed estetica molto forte. Centrare poi l'obiettivo e vendere milioni di copie del disco in tutto il mondo diventa un pieno successo, nella dichiarazione solenne di uno status di artista riconosciuto ed acclamato. Sì perchè Bjork è così: riesce a rendere accessibile a tutti quello che viene convenzionalmente riconosciuto un piatto succulento per pochi. Nonostante questo, qualcosa di commerciale e vendibile lo deve pur mantenere, e lei fa l'unica concessione alla "tradizione" del pezzo da classifica utilizzando una struttura strofica e ripetitiva del testo, fornita di un ritornello cantabile (canticchiabile?), chiave del successo di tutto il genere della canzonetta e del genere pop. Il resto è totale innovazione, rivelazione, arte.
A tutto questo si aggiungono poi le immagini di un video, per la regia di Dawn Shadforth, che si legano inscindibilmente al pezzo musicale. In una landa desolata dominata da mezze tinte (o, forse, dall'assenza di tinte), identificabile con un deserto o magari con il suolo di un'altro pianeta, agisce, canta e danza una Bjork vestita di campanelli, circondata da due docilissimi cani (Pain e Joy) e da una schiera di altri personaggi, vesiti in maniera simile a lei, che non riescono a fornire informazioni, ma che ci lasciano ancor più a bocca asciutta. E' il trionfo del minimalismo: minimalismo scenografico, minimalismo di significati, minimalismo (annullamento forse sarebbe più corretto) di calore, di luce, di senso. L'atmosfera è congelata, per lasciare spazio alla musica, alle voci, e al dominio di Bjork, ormai divenuta essa stessa un vero e proprio oggetto d'arte.
Bjork è così: o la odi o la ami.
