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Studentessa DAMS in fase di sfogo: impressioni e pippe varie su ciò che è bello in quanto bello e su ciò che è bello in quanto piace (a me, chiaro). Perchè di opinionisti su questa terra non sembra essercene mai abbastanza...

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mercoledì, 22 dicembre 2004

L'UOMO CON LA MACCHINA DA PRESA, D. Vertov, 1929

Opera cinematografica di non facile lettura, rappresenta un caposaldo nella storia del cinema ma soprattutto della fotografia. Non esiste un filo narrativo, o meglio, non esiste affatto l'idea di narrazione: la telecamera e le sue infinite possibilità tecniche diventano protagonisti assoluti, tanto da rivendicare la loro superiorità rispetto all'occhio umano e ai tradizionali mezzi di rappresentazione. Lo scopo del regista non è dunque una riproduzione mimetica del reale, anzi: gli espedenti tecnici, i trucchi del mestiere, gli effetti speciali sono sfruttati al massimo,senza essere cammuffati o nascosti, fino alla loro totale esasperazione. Si può dire che ciò che viene rappresentato segue alcuni moduli "tematici" principali: il risveglio di una grande città russa (montato in parallelo al risveglio di una giovane donna, in un confronto serrato che diventa metafora in cui i due termini in gioco si mescolano inscindibilmente); l'esaltazione della cura del corpo tramite lo sport, in aperto contrasto con le mollezze fisiche di una borghesia opulenta e corrotta (cronologicamente ci troviamo in una Russia post-rivoluzionaria, non dimentichiamolo); la messa in rilievo del carattere avventuroso della vita del video-operatore, che spesso si espone a rischi anche mortali pur di ottenere punti di vista innovativi, inusuali, inesplorati (memorabile la sequenza in cui il cameraman -M. Kaufman- scava una buca tra i binari, vi si sdraia e riprende l'arrivo di un treno in corsa); l'esaltazione del mezzo cinametografico, forma d'arte superiore alle altre e strumento percettivo superiore (o perlomeno alternativo) alle capacità dell'occhio umano. In un susseguirsi di spettacolari quanto antirealistici fotomontaggi, si arriva all'affermazione (anzi, alla rappresentazione sullo schermo) della tesi principale dell'autore: la macchina da presa, ormai autonoma, si alza sul suo cavalletto e inizia a muoversi da sola, proclamandosi mezzo ormai del tutto autonomo dal controllo dell'uomo.

postato da: myfavouritethings alle 19:05 | link | commenti (3)
categorie: cinema

Commenti
#1   23 Dicembre 2004 - 20:21
 
ah, era questo il film di cui mi parlavi? da come lo racconti sembra interessante.... (ma che aspetti a vedere - o a recensire - effetto notte del "mio" françois truffaut???)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente asuka84langley

#2   31 Dicembre 2004 - 01:58
 
interessantissimo! Ciao Myfavourite, buon anno nuovo :)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente chickasaw

#3   24 Febbraio 2005 - 10:48
 
fantastico.
mi son sempre chiesto all'epoca come facevano l'effetto di lui con la macchina da presa ingrandito appollaiato sui tetti delle case...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente happy_when_it_rains

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