Incredibilmente bravi si sono dimostrati ancora una volta i creatori Pixar, già Premio Oscar per "Toy Story", "Alla ricerca di Nemo" e l'insuperabile "Monsters & Co.". La storia di questa famiglia di supereroi tratta in maniera eccezionale un soggetto che rischiava pericolosamente di cadere nel banale, nel noioso, prevedibile e insoddisfacente "già visto". Ma l'eroe del momento, SuperBradBird, scongiura questa catastrofe e planando lungamente nei cieli del divertimento ci riporta a terra sani e salvi, e ci fa uscire dalla sala cinematografica soddisfatti e con un sincero sorriso sulle labbra.
Il modello di nucleo famigliare è quello a tutti noi noto, sulla scia degli ormai archetipici standards affermati da incalcolabili stagioni di telefilm e cartoons d'oltreoceano (Simpson e Griffin come esempi su tutti) :
- padre, generalmente sovrappeso, incapace di comportarsi da adulto responsabile e maturo, più attento alle proprie esigenze e ai propri vizi da scapolo, di cui non riesce e non vuole liberarsi, che a quelli della famiglia; svolge solitamente un lavoro poco appagante e per nulla edificante (Homer Simpson, Peter Griffin, Bob Parr)
- madre, casalinga amorevole e moglie devota, si sobbarca pieno carico la gestione di figli e famiglia (Marge Simpson, Lois Griffin, Helen Parr)
- figlioletta (prima o secondo genita), solitamente secchiona e saccentella, molto spesso introversa e in piena crisi adolescenzial-depressiva (Lisa Simpson, Meg Griffin, Violetta Parr)
- figlioletto (alternativamente alla sorella, primo o secondo genito) è il classico furbacchione, combina disastri a scuola, irriverente, monello e rompiscatole: insomma, l'eroe di tutti, al di là dei superpoteri (Bart, Dash Parr. Costituisce un'eccezione evidente il bolso e mollaccione Chris Griffin)
- bebè, indifferentemente maschio o femmina, generalmente di pochi mesi di età: solitamente è un personaggio inutile per la quasi totalità del racconto, ma ci stupisce con sporadici interventi del tutto inaspettati e a volte decisivi (Maggie Simpson, Jack-Jack Parr. Costituisce un'ulteriore eccezione anche il logorroico e tagliente Stewie Griffin, forse il personaggio più contestato e riuscito della serie).
I Parr segnano lo stacco dalle due famiglie più sfacciate, dissacranti, gradasse e bovine della tv grazie al loro essere senza dubbio più intrisi di buonismo, più candidamente convinti di una bellezza del mondo che deve essere difesa a tutti i costi. Combattono le ingiustizie, questo è vero. Ma ciò che davvero li rende speciali (incredibili?) è che, a differenza dei normali supereroi (mi si passi l'ossimoro), salvano il mondo non solo perchè sono buoni e lottano per la giustizia e l'ordine ma anche (e soprattutto) perchè è quello che sanno fare meglio, perchè è nel loro d.n.a., perchè viene loro spontaneo e naturale. Perchè ne hanno bisogno e non possono farne a meno, pena indescrivibili sofferenze, depressione e senso di inutilità ed inadeguatezza. Ecco allora che l'atto eroico si veste di nuove caratterizzazioni, macchia (fortunatamente) il diffuso e ridondante senso compassionevole, l'inarrivabile olimpo di ammirazione per chi protegge il mondo per puro senso del dovere e di inseguimento di una definitiva e ideale giustizia che non può essere garantita dalle comuni forze dell'ordine; l'immaginario colletivo di chi non si sente per nulla protetto dai sistemi di giustizia umani ha generato due filoni di pensiero: chi rivolge le proprie speranze ad un Dio (o anche più di uno) e si dedica alla fede, aspettando una superiore e definitiva giustizia divina, e chi, deluso o disilluso, fantastica e crea nella propria immaginazione una squadra di supereroi che, essendo migliori rispetto all'uomo comune, possano arrestare ogni minaccia che grava sulle teste della gente. Al di là di questa speculazione sul bisogno di idoli e di protezione innato nel genere umano, e tornando al ragionamento sul film, gli Incredibili sono così speciali e amati proprio per quanto detto: nonostante i loro particolarissimi superpoteri, sono, sottosotto, molto più umani di quanto vogliano far credere. Non può che risultare condivisibile quindi la frase del giovane Dash: "Tutti sono speciali...Che è come dire che non lo è nessuno".
