Sul lunghissimo flashback di un celebre ed affermato musicista e direttore d'orchestra, Pierre Morhange, è basato l'intreccio che Barratier va pian piano sciogliendo. Corre l'anno 1949 e Clément Mathieu, nuovo sorvegliante di un istituto maschile di rieducazione gestito da un direttore dai metodi estremamente violenti e antididattici, è in realtà un musicista in declino, anzi, uno che con la musica non è mai riuscito (o non ha mai voluto) sfondare. Il suo unico tesoro è una cartella in cuoio che tiene stretta sotto il braccio e che contiene i fossili scarni e sparuti della sua arte compositiva. Quando arriva in questo luogo dimenticato da Dio, in questo scantinato del mondo che è "Le Fond de l'Etang" ("Il Fondo dello Stagno", nome dalle evidenti caratterizzazioni allusive) trova davanti a sè una sfida. Ma anche un appiglio, un motivo per dar voce alle sue profonde e malcelate aspirazioni umanitarie. Capisce che quei "ragazzi difficili" hanno solo bisogno di qualcuno che li ascolti (dove il termine ascoltare rifulge in tutte le sue valenze), di superare la cortina di ferro imposta dal principio azione-reazione su cui si basa la dura legge dell'istituto. Sono semplicemente dei bambini, che hanno bisogno di esprimersi e di confrontarsi con qualcosa di diverso dalla violenza e dalla severità. E Mathieu capisce che quest'Angelo della Provvidenza, che quest'ancora di salvezza è rappresentata per i ragazzi dalla musica. Beh, ovviamente anche lui ne ha il suo bel tornaconto se si considera che è solo grazie all'entusiasmo che ritrova in quest'esperienza che riprenderà in mano carta, calamaio e bacchetta e ritornerà su quegli ingialliti fogli pentagrammati che aveva rinchiuso in un cassetto. Dà vita ad uno splendido coro di voci bianche in cui tutti, anche i più piccoli o più stonati hanno il loro ruolo, dove nessuno è escluso o considerato inferiore o inadatto. E' un messaggio di speranza, senza dubbio. La musica si rinconferma indiscussa aggregatrice, catalizzatrice instancabile ed inesauribile dell'umanità. Il contrasto è forte: i ragazzini sporchi e trasandati che fino ad un attimo prima sono visti come potenziali delinquenti e reietti della società, producono ora armonie gioiose e celestiali, accordi sublimi e catartici che toccano il profondo dell'animo. E' un film sulle opportunità: grazie al fortunato incontro tra i ragazzi e il loro sorvegliante,la vita di molti di loro cambierà, basti pensare a Pierre Morhange, Pépinot e Mathieu stesso. Nonostante il film sia girato in maniera lineare e senza tracce di virtuosismi registici, sebbene la storia sia semplice e ricca di richiami ad una lunga ed interminabile iconografia sul genere (basti pensare ai mille Oliver Twist o a Gianburrasca, ma anche al recentissimo film di Almodovar, La mala educación per averne abbastanza di storie su orfanelli e istituti educativi), il lavoro di Barratier risulta in ogni caso gradevole (in primis per una colonna sonora di tutto rispetto - tra l'altro curata proprio dal regista stesso -) e senza tempo, portando con sè significati e messaggi che non smetteranno mai di essere raccontati.
