Un film deprimente. Non è di certo deprimente nel senso spregiativo comunemente usato ma è senza dubbio deprimente nell'accezione più specifica del termine che indica qualcuno o qualcosa in grado di indebolire moralmente il prossimo, che provoca sugli altri avvilimento e tristezza. Sì perchè è giusto questo quello che ho provato appena fuori dalla sala cinematografica: un profondo senso di mestizia, alimentato dalla consapevolezza che quello che Leigh ci racconta e ci mostra è del tutto vero. Uno spaccato perfetto della vita degli anni '50, la descrizione realistica (e quasi documentaristica) di una pratica tanto pericolosa quanto diffusa: l'aborto clandestino. Un punto di partenza piccolo piccolo, una storia personale come mille altre su cui si apre un dilemma che ci obbliga, quasi, a prendere posizione nei confronti di questa donna, a giudicarla: colpevole o innocente? Mostro o vittima? Uno spunto profondo che ci induce a ragionare su una tematica più vasta e quanto mai attuale quale quella della legittimità o meno dell'interruzione di gravidanza. Ma non è questo quello che ho davvero apprezzato del film.
Degna di nota è la capacità del regista di circoscrivere e offrirci una tipizzazione asciutta e senza sbavature di uno standard diffusissimo di donna/madre/casalinga. La protagonista è Vera Drake, ma è contemporaneamente centinaia, migliaia di donne diverse messe insieme. La cinquantenne dalle poche risorse economiche, con marito, figli, genitori anziani e volontariato sulle spalle. Un'attività continua, che non termina dopo otto ore timbrando un cartellino ma che diventa modus vivendi, un calco su cui è improntata l'intera esistenza, un ruolo ma anche una scelta, impegnativa, a volte massacrante ma ricca di soddisfazioni. E lo si vede dall'entusiasmo con cui Vera affronta ogni giorno i suoi impegni, per aiutare il più possibile chi la circonda ma anche per aiutare se stessa; ecco allora che tutto il mondo in cui vive si tinge di verde, come verdi sono i suoi occhi.
Nel mostrarci una particolare condizione femminile, un modo tra tanti di essere donna, Leigh è stato un maestro. Nel condurci nel cuore di Vera Drake, di lei in quanto individuo,nella sua intimità di essere umano, ha lasciato aperta una voragine. Nulla si sa del passato di lei, di come abbia cominciato e da chi abbia imparato a provocare l'aborto, se lo faccia davvero per "aiutare le ragazze in difficoltà" o se sia spinta da altre motivazioni più personali (il commissario le chiederà se da giovane sia stata costretta ella stessa a interrompere una propria gravidanza indesiderata, ma Vera non risponderà). Manca dunque un tassello ad un film che poteva davvero essere un capolavoro.
