Non risparmia un colpo De Palma in questo ritratto secco e calcolato della società NewYorkese di inizio anni '90, e grazie anche ad un cast d'eccezione, dipinge con sapiente maestria i vari "tipi" che compongono il multiforme sub(e sovra)strato sociale su cui si basa la storia. L'alta borghesia dominante, crassa e opulenta nella magnificenza del proprio sfarzo, è raccontata tramite le vicende di Sherman McCoy, giovane e prestigioso agente di borsa sulla cresta dell'onda, con famiglia, amici (?), villona, amante, cagnolino e tutti gli altri tipici standards del ricco americano in carriera bello/intelligente/straricco. E' ciò che può essere definito un selfmademan, si è costruito il suo successo da solo ed ora ne assapora a pieni polmoni il dolce ed inebriante profumo. Tutto questo fino a quando il sogno finisce: investe un ragazzo nero mandandolo in coma e viene rinviato a giudizio per questo reato, nonostante al volante non ci fosse lui ma la sua bionda e cotonatissima "amichetta" Maria Ruskin (Melanie Griffith). La sua vita si sgretola, viene (ovviamente) abbandonato dall'entourage di persone che gravitavano attorno a lui (ai suoi soldi) e si trova da solo ad affrontare le ingiuste accuse pompate da un intricato maneggio politico che coinvolge istituzioni, chiesa e cittadini della zona di provenienza del ragazzo, il Bronx. Grazie però all'aiuto di un giornalista in declino (un sempre superbo Bruce Willis) Sherman riuscirà a scamparla liscia e la giustizia al solito trionferà (la paternale finale del giudice è però pesantina... Un pappone moralista di qualche minuto che, nonostante le indiscutibili verità che propugna serve sì a ridare equilibrio alla vicenda ma sa un po' di stantio... Sarà che nei 14 anni che ci separano dall'uscita del film ne abbiamo sentite un bel po' di ramanzine sulla giustizia...). Complessivamente piacevole e ben girato, a renderlo particolare è l'assoluta mancanza di prese di posizione verso alcuna delle "zone sociali" trattate: sia la ricca borghesia bianca che il proletariato nero son presi di mira, sono mostrati nella loro confusionaria caoticità e assoluta perdita di senso e valori,nella loro irriverenza e nella loro stupidità. Non c'è spazio per buonismi o strizzatine d'occhio: è nell'eccesso la colpa, nel non volersi mettere in discussione, nel non cercare un confronto. Nella totale mancanza di ricerca di un contatto, di un dialogo umano: ciò che conta sono solo i falsi miti, vani simulacri a cui si sacrifica una vita, in una società e in un momento storico che sembrano non lasciare più spazio ai rapporti umani autentici.
