IN VIAGGIO SU mARTE

Naufragando nel magico mondo di Arte, Musica e Spettacolo

Chi sono

Studentessa DAMS in fase di sfogo: impressioni e pippe varie su ciò che è bello in quanto bello e su ciò che è bello in quanto piace (a me, chiaro). Perchè di opinionisti su questa terra non sembra essercene mai abbastanza...

Commenti recenti

Archivio

oggi
--- 2006 ---
--- 2005 ---
--- 2004 ---

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte


Licenza Creative Commons
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
lunedì, 10 ottobre 2005

NON BUSSARE ALLA MIA PORTA, Wim Wenders, 2005

Western moderno, in cui le scazzottate e i duelli non si vivono più nel bel mezzo della prateria o su una piazza sabbiosa al calar del tramonto, ma nel rapporto con se stessi, nel confrontarsi con il proprio passato, le proprie scelte e i propri errori. Assumersi le responsabilità di una vita dissoluta e sconclusionata e crescere quando ormai gli anni cominciano a concretizzarsi su di noi in profonde e taglienti rughe sul volto. Scoprire di avere una famiglia, e tentare di ricostruirla quando ormai sembrerebbe troppo tardi. Affrontare la rabbia, il rancore e l'oblio, comportarsi finalmente da veri uomini: ecco cosa deve fare Howard. Trovare il suo ruolo nella vita reale e smettere di recitare la parte del bello e dannato, quella facile della vita sregolata, dell'attore, della star a cui tutto è concesso. Quando il mondo fasullo del cinema gli rivela sottovoce che il suo tempo è finito, Howard ricorda che esistono anche gli affetti, i valori, il passato che si era tanto facilmente lasciato alle spalle. E tenta, goffamente, di recuperarlo.
Nonostante dal punto di vista narrativo il film sia un po' stiracchiato qua e là, e che spesso ci si perda un po' nel già visto, nelle sensazioni indotte dalla visione che sanno vagamente di stantio, insomma, nonostante ci si trovi più di qualche volta durante le due ore di proiezione del film a ipotizzarne una vena di banalità, la qualità visiva con cui è realizzato, la fotografia, le scelte registiche e il ritmo drammatico abilmente spezzato da qualche trovata più leggera valgono senza dubbio la visione. I campi lunghi regnano sovrani, nella loro inappagabile bellezza: e, a parer mio, sono il punto di forza maggiore del film. Le luci sono estremamente espressive, ben curate, soprattutto quando sono rasenti e delineano con marcata precisione le zone di ombra da quelle di luce, tagliando a fette l'inquadratura e conferendole in alcuni tratti la valenza estetica di opera d'arte. I colori sono saturi, ben accostati, luminosi e pieni di vita. Shepard è un attore di grande esperienza, e si cala perfettamente nella parte che gli è assegnata, rendendo con grande minuzia sia le frustrazioni dell'uomo moderno, dominato dalla colpa e dal senso di inadeguatezza, sia la superficialità dell'attore, apparentemente senza sentimenti, capace solo di fare quello che gli viene ordinato dai sordidi meccanismi economici della produzione, sia, infine, il fiero portamento del cow-boy, che se ne frega francamente di tutto, soddisfatto com'è sul suo cavallo e col suo carico di polvere sui vestiti consumati.
E' il mio primo Wenders, non sono in grado di azzardare confronti con altre opere del regista. Ma provvederò al recupero.

Assolutamente da vedere su grande schermo.

postato da: myfavouritethings alle 15:33 | link | commenti (15)
categorie: cinema
martedì, 04 ottobre 2005

PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO... E ANCORA PRIMAVERA, Kim Ki-duk, 2003

Le stagioni della vita raccontate come stagioni atmosferiche, i momenti della crescita isolati e narrati come capitoli di una fiaba dolcissima, di un sogno, di un mondo lontanissimo e non corrotto. Un monastero immerso in un lago, immerso a sua volta in un bosco quasi inaccessibile. Un monaco anziano che insegna ad un monaco giovane, che impara dalla tradizione e dalla vita, pagina dopo pagina, esperienza dopo esperienza. La purezza del fanciullo, l'esplosione di energia del ragazzo, la corruzione dell'età adulta e la saggezza e la redenzione della vecchiaia. Mai la vita era stata così simbolicamente dipinta, mai con la poesia e il canto che solo questo regista riesce ad esprimere.
La fanciullezza, e i primi contatti con il mondo esterno, l'apprendere dai propri errori e soffrire amaramente per le loro conseguenze, pentirsi delle proprie cattive azioni e imparare da esse diventano una parabola in crescere che si sviluppa con leggerezza ed estrema continuità per tutta la durata del film. La bellezza di un locus amoenus incontaminato che viene corrotto e deturpato dall'intromissione del mondo esterno, con tutti i suoi difetti, con tutta la sua umanità. L'arrivo dell'amore è la causa della rottura dell'equilibrio. E' il momento in cui il lato umano emerge e corrompe l'animo, ne violenta l'asceticità. Ma è nel contempo una benedizione, perchè diventa il mezzo per mettersi nella condizione di pentirsi, e di tornare esattamente dove si aveva interrotto per intraprendere il lungo, doloroso e salvifico percorso della redenzione. Solo grazie ai suoi errori più visceralmente legati al suo essere uomo, il giovane monaco potrà fare ritorno alle sue origini, e pentirsi, mortificarsi, per poi, finalmente, rinascere. La via della salvezza è necessaria catarsi, espiazione delle colpe per giungere ad uno stadio di saggezza superiore, che permetta al semplice uomo di reinserirsi nel ciclo delle stagioni e diventare a sua volta maestro in una catena tanto necessaria quanto infinita.
Atmosfere oniriche ed epicizzanti, dialoghi ridotti all'indispensabile e sublimizzati, uno stile narrativo semplice, diretto, sincero. Un film che diventa un quadro, un ricordo, una preziosa esperienza che si insedia piano piano nel profondo.

 

postato da: myfavouritethings alle 19:26 | link | commenti (6)
categorie: cinema
sabato, 01 ottobre 2005

OLD BOY, Park Chan-wook, 2004

Questo film è TROPPO. Non riesco a trovare una parola più adatta a definire il senso di pienezza e di copiosità di dimensioni (bellissime) che dominano questo film, dal primo all'ultimo fotogramma. TROPPO. Perchè una sola visione, per quanto condotta ad occhi spalancati, senza avere il coraggio di chiuderli mai, nemmeno per un secondo, non basta. Una sola visione è ridicola. Detto da me, che sono riuscita a vederlo per la prima volta con un incolmabile quanto pietoso ritardo (purtroppo non dettato dalla mia volontà ma dal fatto che nella mia città non è mai arrivato) può fare anche ridere, soprattutto considerando che per rivederlo dovrò senz'altro attendere il dvd. Una sola visione è come annusarne il profumo, ma il sapore, il gustarsi la pietanza in tutta la sua prelibatezza è ben altra cosa. In Old Boy non si può a stare dietro a tutto, perchè in realtà il film è talmente pieno e autonomo che non ha certo bisogno di aspettare lo spettatore e la sua personale e infinitesima misura per muoversi nella propria fiera organicità.

Old Boy ti attacca su diversi piani, contemporaneamente, fuimineamente, senza che tu possa accorgertene. Perchè c'è la storia, c'è l'immagine, c'è la fotografia, c'è l'umana passione, c'è il dolore e la rabbia. C'è il logoramento, lungo, estenuante. C'è l'incredulità, la caduta di senso, la sospensione della coscienza e del giudizio. Ci sono lacrime, c'è il sangue. C'è meraviglia e raccapriccio, pronfondo coinvolgimento e umana compassione. C'è la fatica, la pazienza e l'attesa. C'è la fretta, e la corsa al tempo che scorre inesorabile. C'è musica, una musica dal sapore antico, lontano e teneramente malinconico, una musica sempre superba ed elegante, invidiabile, nobile. C'è la vendetta, sì. C'è il passato che ritorna e distrugge, ed è impossibile fermarlo; il passato, nella sua spietata, immobile ineluttabilità.

Old Boy è lo scontro di due immense e devastanti onde di dolore e rabbia che gridano, urlano e pretendono vendetta. Questo è esattamente il punto in cui esse si scontrano, dove si uniscono in un vorticoso turbine di follia e rancore. Il climax raggiunge il suo culmine in questo spietato abbraccio, quasi quello di due amanti. Qui la tensione si spezza, e il nodo si scioglie. E rabbia, e vendetta non possono che generare due creature gemelle, facce opposte della stessa medaglia: puro dolore, di quello che non lascia spazio che a se stesso, e rassegnazione, perchè ci sono momenti in cui non si può più lottare, ma solo accettare quel poco che rimane.

Appena sono uscita dalla sala volevo rientrare subito, e rivederlo ancora, e ancora. E ancora. Perchè ci sono delle cose che mi mancano, dei dialoghi che non ho ben colto, delle immagini che non ho gustato fino in fondo. Questa sensazione, così forte, non l'avevo mai provata.
Devo rivederlo, assolutamente, al più presto.

postato da: myfavouritethings alle 21:51 | link | commenti (13)
categorie: cinema