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Studentessa DAMS in fase di sfogo: impressioni e pippe varie su ciò che è bello in quanto bello e su ciò che è bello in quanto piace (a me, chiaro). Perchè di opinionisti su questa terra non sembra essercene mai abbastanza...

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domenica, 05 giugno 2005

CLEAN, O. Assayas, 2004

Le prime immagini di questo film denotano il notevole gusto fotografico del regista, che esordisce in quest'opera regalandoci delle immagini statiche e descrittive di scorci di quello che può essere un qualsiasi banale paesotto canadese, tra pompe di benzina, parcheggi deserti, strade vuote e noiose, occupate soltanto da sparuti alberelli striminziti e da qualche furgoncino scassato che le percorrere mollemente. Alla memoria mi sono tornate immediatamente le immagini di New York ritratte da Sheeler e Strand in Manhatta; mentre quel film intendeva però mostrarci una città in fase di sviluppo, destinata ad avanzare sempre più in campo industriale, tecnologico e demografico, nel film di Assayas i quadri che vengono offerti alla nostra visione sono lo scenario di un mondo in declino, di una macchina che si è fermata, ormai stanca, di un corpo che si è arreso.
In quest'atmosfera di desolazione si inserisce la nostra storia. Emily e Lee, tossicomani musicisti rock che vorrebbero diventare star, si sono ormai rinchiusi in un rapporto di coppia problematico e fallimentare. Dopo aver avuto un figlio e averlo abbandonato alle cure dei nonni, girano lo stato vivendo la realtà di infimi localacci di musica dal vivo, cercando disperatamente di lanciarsi e di balzare sul treno del music business. Per Lee, musicista canadese promettente e con una buona produzione nel periodo degli Ottanta ma ormai completamente alla deriva, questo treno è già passato da un pezzo.
Basta una dose in più, quella letale, ad avviare questo film che narra della redenzione, della catarsi, della purificazione di una donna (ma più precisamente di un essere umano) da quella valanga di letame e fogna che insudicia le vite di chi vive la filosofia rock in maniera totale, coinvolgendo nel meccanismo di autodistruzione caratteristico di questa corrente musicale ogni fibra del proprio corpo e ogni goccia della propria anima. Parabola del rock al contrario, Clean è il film di quando si smette di scavare il fondo e ci si rende conto che è ora di risalire. Il motivo per Emily sembra essere l'amore per il figlio (e probabilmente lo è in parte) ma il motivo più profondo che la spinge a ricostruire la propria esistenza, dopo aver mangiato tutto il pattume più immondo che la degradazione volontaria dell'essere umano può permettere, è l'amore per se stessa. Emily vuole darsi una nuova possibilità, vuole mondare il proprio corpo e la propria anima per non fare la fine di Lee, per dimostrare a tutti il proprio valore; perchè è una donna incredibilmente forte. Il percorso ovviamente non è semplice, e vede una Emily spostarsi molto, sia geograficamente che a livello relazionale, cercando di recuperare la sua esistenza precedente alla caduta, precedente all'incontro con Lee e con il rock non più osservato o commentato dal di fuori ma vissuto pienamente dall'interno, per poter proseguire da dove aveva lasciato. E la missione di Emily diventa, grazie ad Assayas, simbolicamente duplice: oltre a salvare se stessa, e a dimostrare che la purificazione è possibile, Emily deve salvare anche la Musica, vittima (e non carnefice) del perverso meccanismo dilaniante del rockworld. Ed Emily riesce in entrambe, donando una nuova vita a se stessa ed una nuova dignità e giustizia al linguaggio dei suoni, che diventa cristallino, puro e delicatissimo, rinato negli accordi puliti e minimal e nella voce chiara e bellissima con cui viene interpretato il pezzo di chiusura. Un lungo labor limae che percorre tutto il film, fino a mostrarci la vera anima di Emily, candidamente, sciogliersi in pianto.

Film interessante, anche se carente in alcuni punti: un po' troppo difficile da non notare il richiamo alla vicenda Cobain/Love nel rapporto Lee/Emily, come spesso i dialoghi, le ambientazioni, le vicende assumono troppo il sapore di stereotipi ormai abusati sulla triade  sesso droga & rock'n roll; decisamente insopportabile in alcuni momenti il buonismo eccessivo e incomprensibile di nonno/Nolte. Deficienze che segnano profondamente il film, rendendolo in alcuni momenti banalotto e persino noioso. Ottime invece la colonna sonora e la fotografia.
Superba infine l'interpretazione della Cheung, in grado di riempire totalmente lo schermo e di tenere l'attenzione altissima sui suoi movimenti, sulle sue espressioni, sul suo volto che da duro e impenetrabile diventa via via più dolce, più morbido, più umano. Questo film merita di essere visto anche (soprattutto?) per assistere all'indimenticabile prova della sua protagonista.

postato da: myfavouritethings alle 12:10 | link | commenti (3)
categorie: cinema